Quegli italiani in Germania che detestano l’arrivo di altri italiani…

Mi rendo conto che è un terreno minato, ma è comunque un argomento che riguarda tutta la comunità italiana in Germania (o all’estero in generale), ovvero il modo di adattarsi di noi italiani in un altro Paese. Potrete logicamente dissentire da ciò che è scritto qui sotto, non pretendo di avere nessuna verità, spero solo che nel caso si sviluppi una discussione, questa sia fatta in toni civili, sempre rispettando il punto di vista altrui.

Ci sono vari modi di vivere e rapportarsi con la Germania. Ecco come la vivono alcuni di noi (non tutti per fortuna)

Gli italiani che odiano l’arrivo di altri italiani. Sono italiani che vivono in Germania già da qualche anno e non sopportano che altri loro connazionali stiano tentando la stessa avventura. “Sono arrivato prima io e di italiani qui ce ne sono già abbastanza” è il loro pensiero latente anche se non hanno mai il coraggio di dirlo chiaramente. Sembra che l’emigrazione l’abbiano inventata loro, frequentano siti e forum di connazionali solo per deridere non solo chi chiede aiuto in maniera stupida e svogliata (ce ne sono e non piacciono neanche a me) ma anche chi chiede aiuto o suggerimenti in maniera carina e intelligente. Vorrebbero avere un premio per essere arrivati per primi, ma siccome né la Germania né l’Italia glielo danno, riversano le proprie frustrazioni su chi è appena arrivato. E se uno dei “neo arrivati” riesce con successo ad integrarsi, ecco che scappa l’invidia e il pensiero “è raccomandato”, anche se non è raccomandato per nulla (questo modo di fare accade anche qui purtroppo, avrei parecchi esempi al riguardo). Sono le stesse persone che cominciano a parlare in tedesco se sulla metro incontrano altri italiani e che quando gli si chiede “che amici hai qui a Berlino?”, ti rispondono che sì, hanno qualche amico italiano, ma la maggiore parte sono stranieri, anche se in realtà di stranieri ne hanno solo un paio e sono entrambi spagnoli.


Gli italiani che “questa è la regola, adattati”.
 Se c’è una cosa che la Germania ha insegnato con la sua storia recente è che seguire la regola o quello che fanno gli altri senza interrogarsi se sia giusto o meno è il modo più efficiente per provocare disastri. Eppure, nonostante l’esempio sia lì a portata di mano, alcuni italiani in Germania diventano più tedeschi dei tedeschi. Giustificati dall’idea che “qui tutto funziona meglio che in Italia”, prendono tutte le norme di vita quotidiana tedesca come comandamenti da non mettere mai in discussione, anche se sono palesemente o sbagliati o quantomeno ambigui. Il senso di gratitudine che hanno verso la Germania e i tedeschi li spinge ad una pigrizia mentale che mai avrebbero avuto in Italia dove, già quando decisero di emigrare, dimostrarono di sapere ragionare in maniera coraggiosa e indipendente. E così, quando sentono altri italiani che mettono in dubbio “la regola”, finiscono per difenderla più dei tedeschi stessi, quasi che ogni discussione per loro sia un test in cui devono dimostrare di essersi integrati perfettamente.

Gli italiani che “in Italia fa tutto schifo”. Se sono emigrati è perché probabilmente il sistema italiano li ha delusi e ha rischiato di rovinargli la vita, quindi il rancore verso il proprio Paese è comprensibile. Ciò non toglie che per loro ogni occasione è buona per sparlare della propria nazione e prendere in giro chiunque gli scappi ogni tanto un “ogni volta che sento l’inno d’Italia durante una situazione ufficiale un po’ mi commuovo”. L’Italia è il male sempre e comunque e guai a dire che ci ha dato una formazione umanistica che tanti paesi, compresa la Germania, in molti casi si sognano.

Gli italiani che quando sentono qualche connazionale che si lamenta di qualche cosa lo liquidano con “stai zitto e ringrazia il cielo che sei qui” e “in Italia è peggio”. Non è importante che tu stia pagando le tasse in Germania, che tu parli tedesco, che contribuisci all’economia della città come chiunque altro: non ti puoi lamentare. Hai aspettato mezz’ora l’autobus e fatto tardi ad un colloquio di lavoro? “Stai zitto, in Italia è peggio, gli autobus neanche ci sono”. Hai ricevuto una multa ingiustamente? “Ringrazia che almeno qui le multe ti arrivano in tempo e non le devi andare a ritirare alla posta”. Non ti va bene che ti abbiano rifiutato da un locale perché parlavi italiano o non eri vestito a norma? “Hanno fatto bene, preserviamo l’identità della città”. Non è mai importante l’oggetto del contendere, se sei un “immigrato” devi star zitto e subire anche quando non ti va bene. La cosa peggiore è che queste cose non te le dicono solo alcuni tuoi connazionali espatriati, ma anche gli italiani in Italia che odiano l’Italia e vedono la Germania come La Mecca. “Tu che sei laggiù non hai il diritto di lamentarti, noi che siamo rimasti qui sì che lo possiamo fare”. Per questa tipologia di italiani, sia in Italia che in Germania, quando uno emigra perde i propri diritti. A scavare un po’ è’ un modo di pensare che si basa prevalentemente sull’accettazione del razzismo. I diritti della persona non sono più universali, ma particolari: lo straniero ne ha di meno, e se alza la voce è sbagliato. E’ lo stesso presupposto che spinge l’italiano in Italia a sottopagare un muratore extracomunitarlio e a rispondergli, ogni qual volta che lui prova ad alzare la voce : “Sta zitto e ringrazia il cielo che sei qui”, solo che stavolta lo scambio di battute avviene tra i due muratori extracomunitari. Corollarioa questa categoria appartengono anche quelli che accettano il razzismo dei tedeschi verso gli italiani. E’ un razzismo che esiste anche in Italia a parti inverse, nessun Paese ne é immune, ma se solo si cita un caso di razzismo vissuto in prima persona in Germania, ecco che si grida allo scandalo, al “come ti permetti di raccontare una cosa del genere”. In molti casi l’episodio di razzismo (che spesso può anche essere solo una battuta offensiva) viene giustificato attraverso l’analisi del contesto. E così il problema non diventa il tedesco che, all’interno di una discussione sul se il semaforo fosse rosso o verde, ti spara inspiegabilmente un “ritornatene al tuo paese”. No, il problema sei tu che potevi essere più carino quando gli parlavi (anche se nessuno sa come effettivamente gli hai parlato, magari sei stato gentilissimo, ma tanto nessuno ti crederà) o che la prossima volta devi aspettare due secondi prima di capire se è rosso o verde, perché in Germania si fa così, si aspetta, non si scatta subito al via. Il razzismo passa in secondo piano, l’oggetto del contendere per questi italiani diventa sempre qualcos’altro. E in quel qualcos’altro tu avevi senz’altro torto. Almeno secondo loro.

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